QUANDO IL CIELO SCOMPARE

Stacy and Caelwyn cross a dangerous Himalayan crevasse with their mountain guide, with a fourth silhouette in the blizzard.
Stacy and Caelwyn on a dangerous Himalayan rope crossing in a whiteout, with a distant fourth silhouette.

Lingue: English · Deutsch · Italiano · Español

Pulp Cthulhu · Il lungo inverno · Novembre 2026 · Settimana 1 · Stacy & Caelwyn

La montagna non ha bisogno di un mostro

L’ultimo messaggio radio dal Campo Quattro arrivò poco prima del tramonto.

Visibilità zero. Vale sta male. Impossibile scendere.

Undici minuti dopo ne arrivò un altro.

Non mandate nessuno. C’è un altro alpinista con noi.

CAELWYN: «Un altro alpinista? Credevo che lassù ci fossero soltanto tre persone.»

STACY: «Infatti sono tre.»

CAELWYN: «Allora forse dovremmo scoprire chi è il quarto.»

Ottobre 1934. Sulle alte montagne dell’Himalaya, le cime stavano scomparendo dietro una muraglia di neve.

Sonam Sherpa controllava le corde mentre Stacy osservava la tempesta in arrivo.

STACY: «Ci restano forse quattro ore di luce.»

CAELWYN: «Bastano per raggiungere il campo?»

SONAM: «Se la montagna lo permette.»

CAELWYN: «E se non lo permette?»

SONAM: «Allora torniamo indietro.»

Caelwyn sorrise.

CAELWYN: «Non sei un grande sostenitore delle eroiche resistenze fino all’ultimo uomo, vero?»

SONAM: «I morti non salvano nessuno.»

Cominciarono a salire.

Un’ora dopo, il mondo scomparve.

Nessun orizzonte. Nessun punto di riferimento. Soltanto il cielo bianco che si confondeva con la neve bianca.

CAELWYN: «Non riesco a capire dove finisce il terreno.»

STACY: «È un whiteout. Senza ombre e contrasti, gli occhi perdono le informazioni necessarie per valutare le distanze.»

CAELWYN: «Piuttosto scomodo.»

Al passo successivo, un ponte di neve nascosto cedette sotto i suoi piedi.

La corda si tese di colpo.

Per diversi secondi, Caelwyn rimase sospeso sopra un crepaccio di cui non riusciva a vedere il fondo.

Sonam ancorò la corda. Stacy lo aiutò a riportarlo sul ghiaccio.

STACY: «Sei ferito?»

CAELWYN: «Soltanto nell’orgoglio.»

STACY: «Allora ci è andata bene.»

Trovarono il Campo Quattro quasi sepolto dalla neve.

La dottoressa Eleanor Vale era viva, ma respirava con enorme difficoltà. Il giovane assistente accanto a lei era esausto e terrorizzato.

VALE: «L’avete visto?»

STACY: «Chi?»

VALE: «L’uomo che camminava dietro di voi.»

Stacy guardò Caelwyn.

CAELWYN: «Non c’era nessuno.»

VALE: «Vi ha seguiti per tutta la salita.»

Il Third Man Factor.

In condizioni di stress estremo, esaurimento e isolamento, alcune persone percepiscono con intensità la presenza di un compagno invisibile.

Qualcuno parla di uno spirito protettore.

Altri descrivono uno sconosciuto.

Le neuroscienze moderne propongono possibili spiegazioni per queste esperienze.

Ma Vale insisteva: quella figura era già fuori dalla tenda prima dell’arrivo dei soccorritori.

Accanto a lei c’era una cassa contenente campioni geologici recuperati dalle profondità del ghiacciaio.

VALE: «La pietra nera. Dovete portarla via.»

STACY: «Stai molto male. Dobbiamo scendere.»

VALE: «Non capite. Il ghiaccio intorno alla pietra si muoveva nella direzione opposta al flusso del ghiacciaio.»

CAELWYN: «Sembra qualcosa che merita di essere studiato.»

STACY: «Certamente.»

Guardò Vale.

STACY: «Ma non al prezzo della sua vita.»

Lasciarono i campioni dov’erano.

Sonam li guidò lungo una via più lunga e sicura. Pochi minuti dopo, una valanga travolse il pendio che avevano quasi attraversato.

A mezzanotte raggiunsero un rifugio.

Vale era viva.

La misteriosa pietra era rimasta sulla montagna.

Alcuni giorni più tardi furono sviluppate le fotografie della spedizione.

Nell’ultima immagine, una quarta figura si trovava dietro il Campo Quattro.

Il viso era nascosto dalla neve.

CAELWYN: «Potrebbe essere chiunque.»

STACY: «Forse.»

CAELWYN: «Ma dove sono le sue impronte?»

Non ce n’erano.

Stacy fissò a lungo la fotografia.

STACY: «Pensavamo che il pericolo maggiore, lassù, fosse l’inverno.»

CAELWYN: «Non lo era?»

Lei guardò verso le montagne.

STACY: «Adesso non lo so più.»

Da qualche parte sopra le nuvole, una tenda abbandonata si trovava accanto a una parete di ghiaccio antichissimo.

E al suo interno qualcosa stava aspettando.

LA DOMANDA DI MYTHVEIL

STACY: «L’inverno può uccidere senza odio, intenzione o pietà.»

CAELWYN: «Ma se qualcosa sotto il ghiaccio avesse delle intenzioni?»

STACY: «Rischieresti un’altra spedizione per scoprirlo?»

CAELWYN: «Oppure lasceresti alla montagna i suoi segreti?»


ENTRATE NEL LUNGO INVERNO

La montagna non ha bisogno di un mostro per ucciderti. Ma in Pulp Cthulhu il pericolo più grande potrebbe cominciare quando porti qualcosa fuori dal gelo.

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Mythveil Chronicles — Vero gioco di ruolo. Storie autentiche. Scelte vere. Conseguenze reali.

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