CIÒ CHE IL FIUME CUSTODIVA

Mara and Chibi stand outside an old timber icehouse in snowy Arkham, investigating an unsettling sound from within.
Mara and Chibi outside a snowy 1935 New England icehouse, listening to something inside.

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Pulp Cthulhu · Il lungo inverno · Novembre 2026 · Settimana 1 · Mara & Chibi

Certe cose è meglio lasciarle congelate

Febbraio 1935. Arkham, Massachusetts.

Mara aveva deciso che l’inverno era una vera seccatura.

Le faceva gelare le dita, colare il naso e rendeva gli adulti eccessivamente preoccupati per qualsiasi cosa.

Chibi aveva un’altra lamentela.

CHIBI: «L’inverno è un terribile spreco d’acqua.»

MARA: «Come?»

Lui indicò il fiume Miskatonic ghiacciato.

CHIBI: «Guardalo. Tutta quell’acqua, e adesso se ne sta lì senza fare niente.»

MARA: «È ghiaccio.»

CHIBI: «Appunto. Assolutamente inutile per nuotare.»

Stavano portando dei calzettoni di lana al signor Jonah Reed, che gestiva la vecchia ghiacciaia vicino al fiume.

La signora Pike li accompagnava, in parte per consegnare del pane e in parte perché non si fidava completamente di Chibi vicino all’acqua ghiacciata.

Una precauzione del tutto ragionevole.

CHIBI: «Potremmo attraversarlo a piedi.»

MARA: «La signora Pike ha detto di no.»

CHIBI: «Ma sembra solido.»

La signora Pike si fermò accanto a loro.

MRS PIKE: «Anche la neve che copre una buca sembra solida.»

Indicò il vecchio mulino più a valle.

MRS PIKE: «L’acqua continua a scorrere sotto il ghiaccio. Vicino al mulino, la corrente lo rende particolarmente pericoloso.»

CHIBI: «Ma non si vede.»

MRS PIKE: «Esatto.»

Chibi aggrottò la fronte.

CHIBI: «È barare.»

MRS PIKE: «La natura non ha mai promesso di giocare lealmente.»

La ghiacciaia si trovava oltre il mulino: un grande edificio di legno, isolato con segatura, dove si conservavano blocchi di ghiaccio invernale per i mesi più caldi.

Chibi lo trovò straordinario.

CHIBI: «Quindi tengono l’inverno chiuso in un armadio fino all’estate?»

MARA: «È una ghiacciaia.»

CHIBI: «È quello che ho detto.»

Ma qualcosa non andava.

La porta esterna era socchiusa. Il berretto del signor Reed giaceva nella neve.

Poi sentirono tre colpi.

Toc. Toc. Toc.

Dall’interno arrivò una voce debole.

MR REED: «Aiuto!»

Il signor Reed era caduto mentre spostava il ghiaccio. Aveva i vestiti bagnati, una gamba ferita e la porta bloccata dal gelo lo teneva prigioniero.

La signora Pike cercò di aprirla.

MRS PIKE: «Bambini, correte al mulino. Trovate il signor Haskell e ditegli che abbiamo bisogno d’aiuto. Presto!»

Corsero lungo la strada, tenendosi lontani dal fiume ghiacciato.

Poco dopo arrivarono gli operai del mulino con attrezzi e lanterne.

Aprirono la porta e portarono il signor Reed al riparo.

Era confuso, tremava e aveva perso pericolosamente calore corporeo.

MARA: «Perché non si è semplicemente alzato?»

MRS PIKE: «Perché il freddo può impedire al corpo di funzionare correttamente. Cambia perfino il modo di pensare.»

CHIBI: «Quindi l’inverno rende stupidi?»

MRS PIKE: «Può compromettere la capacità di giudizio.»

Mara guardò Chibi.

MARA: «Questo spiega parecchie cose.»

CHIBI: «Ti ho sentita.»

Poi i colpi ricominciarono.

Toc. Toc. Toc. Toc.

Entrambi si voltarono verso la ghiacciaia.

Il signor Reed era già fuori.

Gli operai erano accanto a lui.

Non c’era più nessuno all’interno.

Seguirono altri tre colpi.

Poi una voce.

VOCE: «C’è qualcuno?»

Chibi fece un passo verso la porta.

Mara lo afferrò per la manica.

MARA: «Non farlo.»

CHIBI: «Ma qualcuno potrebbe aver bisogno d’aiuto.»

MARA: «Allora avvertiamo gli adulti.»

La voce parlò di nuovo.

VOCE: «Mara?»

Entrambi rimasero immobili.

Poi parlò ancora.

Con la voce di Chibi.

Esattamente la voce di Chibi.

VOCE: «È barare.»

Per una volta, Chibi non trovò assolutamente nulla da dire.

Il signor Haskell tornò a controllare l’edificio.

Vicino alla parete di fondo, sotto vari strati di segatura, scoprì una vecchia cassa di legno.

L’etichetta diceva:

MISKATONIC UNIVERSITY — DEPARTMENT OF GEOLOGY

POLAR SURVEY MATERIAL — 1931

Sotto qualcuno aveva scritto un avvertimento.

CONSERVARE CONGELATO.

All’interno, circondato da materiale d’imballaggio, c’era un blocco di ghiaccio trasparente.

Qualcosa di scuro era intrappolato al suo interno.

Assomigliava a un pezzo di vetro nero, ma sulla superficie presentava minuscoli motivi sovrapposti.

CHIBI: «È un uovo?»

MARA: «Probabilmente è una pietra.»

CHIBI: «Di solito le pietre non hanno istruzioni che dicono di tenerle congelate.»

Il signor Haskell richiuse la cassa e organizzò il ritiro da parte dell’università.

Ai bambini fu proibito di toccare qualsiasi cosa.

Per una volta, nessuno dei due protestò.

Qualche giorno dopo arrivò il professor Arthur Merrick della Miskatonic University.

MARA: «Perché quella cosa deve restare congelata?»

MERRICK: «Vogliamo conservarla nelle condizioni in cui è stata trovata.»

CHIBI: «Che cosa succede se si scalda?»

MERRICK: «Non lo sappiamo.»

Mara lo osservò con attenzione.

MARA: «Allora forse non dovrebbe scaldarla.»

Il professore sorrise appena.

MERRICK: «Forse hai ragione.»

Gli raccontarono dei colpi e delle voci.

Lui ascoltò con attenzione.

Fece alcune domande.

Poi se ne andò portando con sé il campione.

L’inverno continuò.

Il fiume rimase ghiacciato.

Il signor Reed si riprese.

E Pickles, il suo terrier scomparso, finalmente tornò dopo aver trascorso due giorni presso un contadino che gli aveva dato da mangiare salsicce.

Chibi pensò che il cane avesse dimostrato un eccellente giudizio.

Poi, a marzo, arrivò una lettera del professor Merrick.

La signora Pike la lesse ad alta voce.

Il campione era sotto esame all’università.

La sua origine rimaneva incerta.

Ma il professore aveva una domanda.

I bambini hanno sentito tre colpi, poi quattro e infine ancora tre?

Mara guardò Chibi.

MARA: «È esattamente quello che abbiamo sentito.»

La signora Pike continuò.

Uno dei nostri assistenti di laboratorio ha riferito la stessa sequenza. In quel momento il campione era chiuso al sicuro nel suo contenitore.

Seguì un lungo silenzio.

CHIBI: «Ha parlato?»

La signora Pike scosse la testa.

MRS PIKE: «Non lo dice.»

Mara prese la lettera.

In fondo c’era un’ultima frase.

Vi prego di rassicurare i bambini: nessuno è stato visto all’interno della camera del campione.

La lesse due volte.

MARA: «È una cosa molto strana su cui voler rassicurare qualcuno.»

Chibi guardò verso la finestra.

Fuori, il sole invernale illuminava la neve.

L’acqua cominciava a gocciolare dalle grondaie.

La primavera stava arrivando.

CHIBI: «Mara?»

MARA: «Che c’è?»

CHIBI: «E se fosse vivo?»

Lei ripensò alla voce nella ghiacciaia.

MARA: «Allora spero che il professore sappia quello che sta facendo.»

CHIBI: «E se non lo sapesse?»

Mara osservò la neve che si scioglieva.

MARA: «Allora spero che gli piaccia il freddo.»

LA DOMANDA DI MYTHVEIL

CHIBI: «Perché qualcuno dovrebbe voler tenere qualcosa congelato?»

MARA: «Per impedire che cambi.»

CHIBI: «O per impedire che si svegli?»

Mara rimase in silenzio.

CHIBI: «Tu apriresti la cassa?»

MARA: «Non prima di sapere che cosa c’è dentro.»

CHIBI: «Ma come fai a saperlo senza aprirla?»

Ed era proprio questa la domanda difficile.


ENTRATE NEL LUNGO INVERNO

L’inverno nasconde pericoli sotto superfici familiari. Ma in Pulp Cthulhu persino ciò che il ghiaccio conserva può custodire segreti.

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Mythveil Chronicles — Vero gioco di ruolo. Storie autentiche. Scelte vere. Conseguenze reali.

Chibi says: Stay in the Loop!!

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