LA NONNA SAPEVA DOVE METTERLO

Sean and Eljara examine an old protective object above the doorway of an Andalurian stone house at dusk.

Andaluria: Blood & Desire · Ottobre · Settimana 1 — Le regole che ricordiamo

SEAN:

«Non toccarlo.»

ELJARA:

«È una pianta secca sopra una porta.»

SEAN:

«Appunto.»

ELJARA:

«Non spiega niente.»

SEAN:

«Spiega che qualcuno la voleva proprio lì.»

A volte un avvertimento non viene tramandato soltanto a parole.

Finisce dentro la casa.

Nella Penisola Iberica, antiche pratiche di protezione hanno lasciato tracce su porte, tetti, camini, edifici religiosi e oggetti domestici.

Nella tradizione basca, l’eguzkilore poteva essere appeso sopra la porta di casa ed essere associato alla protezione contro streghe e altri pericoli notturni.

Nei Pirenei, alcuni camini tradizionali presentano elementi chiamati popolarmente espantabrujas — letteralmente, “spaventa-streghe”.

Altrove troviamo esconjuraderos e comunidors, luoghi dai quali si affrontavano ritualmente tempeste e grandine che minacciavano campi e raccolti.

Regioni diverse. Storie diverse. Credenze diverse.

Ma un’idea affascinante le attraversa:

la protezione può diventare architettura.

ELJARA:

«Quindi la casa ricorda anche quando gli abitanti hanno dimenticato.»

SEAN:

«Finché qualcuno non decide di ristrutturarla.»

ELJARA:

«Eccoci.»

Il Mediterraneo conserva anche altre tradizioni di protezione.

Nelle società islamiche, la recitazione coranica, la duʿāʾ e forme di ruqya sono state utilizzate per cercare protezione e guarigione attraverso Dio. Sono esistiti anche amuleti, testi scritti e pratiche talismaniche, mentre studiosi e comunità musulmane hanno discusso — e discutono ancora — dove finisca la devozione legittima e dove inizi la magia proibita.

Così un oggetto conservato in una casa può essere molte cose contemporaneamente.

Fede.

Protezione.

Memoria familiare.

Identità.

Abitudine.

O semplicemente quella cosa che tua nonna ti ha sempre detto di non buttare via.

SEAN:

«Ad Andaluria è più semplice.»

ELJARA:

«Ne dubito.»

SEAN:

«La domanda, intendo.»

Perché ad Andaluria i mostri esistono davvero.

E se i pericoli soprannaturali esistono da secoli, la gente comune si adatta.

Se qualcosa non può attraversare una certa soglia, cambieremo le porte.

Se le campane tengono lontano qualcosa, un campanile diventa anche una difesa.

Se una sepoltura eseguita male può riportare il pericolo a casa, sapere come seppellire qualcuno non è più soltanto una questione cerimoniale.

Se un vecchio segno protegge una casa, prima o poi anche il muratore dovrà sapere come farlo.

Forse la prima generazione ricorda il mostro.

La seconda ricorda la protezione.

La terza la trasforma in tradizione.

La quarta la chiama decorazione.

La quinta la toglie.

E non succede niente.

Il mostro non si vede da duecento anni.

Poi, una notte, ritorna.

E improvvisamente la domanda importante non è:

«Chi può ucciderlo?»

È:

«Qualcuno ricorda ancora come si costruiva quella porta?»

ELJARA:

«Tua nonna lo ricorderebbe.»

SEAN:

«Di solito ricordava tutto.»

Alcune protezioni possono essere superstizione.

Altre fede.

Altre ancora il ricordo di qualcosa la cui spiegazione è scomparsa da generazioni.

Ma in un mondo dove i mostri esistono davvero, l’oggetto più strano di una vecchia casa potrebbe non essere affatto una decorazione.

Forse la nonna non sapeva spiegare perché dovesse stare sopra la porta.

Sapeva soltanto, con assoluta certezza, dove metterlo.

WORLDS THAT REMEMBER

In Mythveil Chronicles, la storia non aspetta l’arrivo degli avventurieri. Le persone si adattano. Le comunità ricordano. Le tradizioni cambiano, il sapere scompare e certe conseguenze possono dormire molto più a lungo di quanto chiunque immagini.

I vostri personaggi ereditano quel mondo.

Ciò che conservano — e ciò che decidono di abbattere — diventa parte di quello che accadrà dopo.

TTRPG vero. Storia vera. Scelte vere. Conseguenze vere.
Un mondo vivo che va avanti — con o senza di voi.

Chibi says: Stay in the Loop!!

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